Liturgia
Diocesi di Mantova
Dalla liturgia alla novità personale e comunitaria

Che cosa caratterizzerà la celebrazione delle Palme quest’anno? Grande è infatti il pericolo di lasciarsi sopraffare dalla pura ripetizione, dalle consuetudini che diventano stanchezza, tradizioni con la “t” minuscola. La Settimana Santa circonda il cuore dell’anno liturgico, il grande Triduo pasquale; ed è di per sé un dono grande che ci è stato consegnato dall’esperienza di secoli. Nei trecentosessantacinque giorni dell’anno, nelle sue cinquanta settimane, ne riserviamo una in particolare per Dio: non con la pretesa ingenua di “forzare la mano” alla grazia, ma con l’umile gratitudine di chi sa di aver ricevuto sovrabbondanza di misericordia e con tutti i mezzi cerca di acconsentire, di rispondere liberamente, di lasciarsi coinvolgere.
In città per la prima volta la Settimana Santa vedrà la presenza del vescovo Marco, in particolare nella Cattedrale e Concattedrale. In una parrocchia della diocesi la celebrazione delle Palme coinciderà con la riapertura della chiesa parrocchiale, restaurata dopo il terremoto; in molte altre ci sono motivi di novità e di riflessione (il nuovo parroco, un seminarista che diventerà prete, un seminarista che riceverà i ministeri, eventi di gioia, eventi di lutto…); ma forse in molti posti è da temere il virus maligno della ripetizione noiosa. Non sarà male dunque porsi la domanda: come mi raggiunge la Settimana Santa quest’anno? In quale fase della mia vita? O della vita della mia famiglia? O della nostra comunità parrocchiale?
La liturgia della Domenica delle Palme conduce a riconoscere due aspetti dell’esistenza. Da un lato il trionfo, la gloria: commemoriamo Gesù che entra a Gerusalemme, acclamato dalla folla, confusamente riconosciuto da tutti (perfino dai suoi avversari). Dall’altro la Passione: Gesù, a partire dalla cena con i discepoli, si avvia verso la sofferenza e la morte, che sono la porta al suo vero trionfo, alla sua vera gloria: la risurrezione alla destra del Padre, il trionfo della vita sulla morte e sul peccato.
La prima lettura mostra che il nodo fondamentale della Passione era già ben presente all’antico popolo di Israele: non c’era solo l’esperienza del popolo peccatore, incapace di rispondere alla chiamata e all’alleanza di Dio, ma anche la drammatica esperienza di vari “giusti sofferenti” fedeli alla Legge, fedeli alla Parola divina, coinvolti e partecipi nella catastrofe del popolo. La risposta di fronte alla persecuzione di cui sono oggetto (sia da parte dei nemici del popolo, sia da parte del poplo stesso, sordo ai richiami profetici) è il «rendere la faccia dura come pietra»: una resistenza a oltranza, in attesa dell’intervento di Dio («sapendo di non restare confuso»).
Il salmo 21 mostra più ampiamente lo stesso movimento: dalla persecuzione («un branco di cani mi circonda») al riscatto («annuncerò il tuo nome ai miei fratelli»). Il giusto sofferente non smette di confidare in Dio e alla fine viene salvato; probabilmente alle origini del salmo sta il contesto vitale del processo infamante, che si ribalta in una sentenza di riabilitazione. Per Gesù però non avviene il recupero: egli non scende dalla croce e non è riscattato con un gesto pubblico e clamoroso.
La seconda lettura ci fa comprendere il perché: la vera riabilitazione di Gesù è la risurrezione, che però presuppone una obbedienza «fino alla morte di croce». A questo appunto mira l’ascolto del racconto della Passione: che anche noi «fino in fondo» seguiamo Gesù sulla via del dono di sé, di quell’amore così forte che non ha paura della morte.
Nella Passione secondo Matteo, un versetto decisivo per l’interpretazione è la citazione del profeta Zaccaria, sulle labbra di Gesù stesso: «Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore» (Zc 13,7), che trova il suo compimento nella vicenda di morte per amore e risurrezione: «Dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Gesù ci precede sulla via della Passione, vissuta nella sua carità, così come ci apre la strada sulla via della vita nuova. Come in questo momento siamo chiamati a vivere la sua carità?

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