Liturgia
Diocesi di Mantova
I frutti abbondanti di chi accoglie la Parola

Contesto. Nel capitolo dodicesimo l'evangelista Matteo continua a presentare le posizioni assunte dalla gente davanti a Gesù e al suo ministero. Anche i discepoli, come il maestro, subiscono contestazioni e persecuzioni. Gesù però non si lascia condizionare e continua a compiere la sua missione. Egli si presenta con la stessa autorevolezza e dignità delle figure storiche e profetiche del passato. Qui l'evangelista inserisce il terzo grande discorso di Gesù, che raccoglie le parabole del regno.
Contenuto. La liturgia propone oggi la prima parte del discorso in parabole di Gesù. Il brano si suddivide in quattro parti: lo scenario nel quale si colloca Gesù (13, 1-2), la parabola del seminatore (13, 3-9), le motivazioni che sostengono l’insegnamento in parabole (13, 10-17) e la spiegazione fatta ai discepoli della parabola del seminatore (13, 18-23). Il testo si apre con una introduzione che presenta il protagonista. Gesù abbandonato la casa dove ha dato istruzioni ai discepoli, siede ora su una barca e dal mare si rivolge ad una folla numerosa, venuta per ascoltarlo. Per Matteo la folla è composta dalle persone che non sono discepoli ed in particolare coloro i quali ancora non hanno deciso di seguire il maestro o che sono refrattari nei suoi riguardi. A questi destinatari Gesù parla in parabole, cioè con un linguaggio simbolico, il quale, se capito, ha la possibilità di svelare il mistero e mettere in comunicazione profonda con la rivelazione e con Dio stesso. La parabola è come una finestra che si apre sul mistero di Dio e dalla quale è possibile intravedere la straordinarietà della salvezza donata all'uomo. La prima parabola pronunciata da Gesù è quella del seminatore. Il racconto s’ispira alle condizioni ambientali e alle tecniche agricole della Terra Santa al tempo di Gesù. Ma del racconto occorre sottolineare l'abbondanza della semente gettata, che rimanda all'azione di Dio sempre carica di speranza, anche se le situazioni sono, dal punto di vista umano, difficili o segnate dalla crisi. Un altro punto che merita attenzione è il contrasto tra il fallimento di una maggioranza, che riceve il seme ma non da frutto, e una minoranza la quale accoglie il seme, produce frutti abbondanti e diventa segno profetico di speranza. La Parola proclamata e testimoniata trova sempre un terreno che l’accoglie e che produce frutti impensati. Poi Gesù, stimolato da una domanda dei discepoli, spiega perché parla in parabole alle folle dei giudei non sempre ben disposte verso di lui. Costoro devono aprire gli orecchi e gli occhi per sentire e vedere, come fanno i discepoli e non comportarsi come i loro antenati che hanno vissuto col cuore indurito, cioè non disponibile all'azione di Dio. Se essi vogliono, le parabole di Gesù possono portare alla conversione, cioè all’incontro autentico con Dio. Infine Gesù spiega ai discepoli la parabola del seminatore. È questa l'occasione per indicare ancora una volta le caratteristiche del discepolo e del vero ascoltatore della parola evangelica.
Messaggio. Con la parabola del seminatore o meglio dei semi abbondanti gettati nel terreno, Gesù insegna che anche se l'opposizione ed il rifiuto della maggioranza della gente nei confronti del Regno dei cieli sembra avere il sopravvento, di fatto è inconsistente davanti ai frutti abbondanti e significativi prodotti da un gruppo di discepoli, che accolgono con entusiasmo e fiducia la sua parola. I discepoli sono coloro che cercano di superare le crisi, che capitano nel cammino della vita, e procedono con perseveranza, ascoltando veramente e comprendendo la parola di Gesù, cioè mettendola in pratica attivamente.
Legame fra le letture. Il tema dell'ascolto fruttuoso della parola di Dio collega le letture di questa domenica. Il brano del vangelo presenta le condizioni indispensabili per un ascolto adeguato della parola del Signore. Anche la prima lettura, tratta dal profeta Isaia, presenta il tema dell'efficacia della parola di Dio mediante la similitudine della pioggia e della neve che irrigano la terra. Così la parola che viene da Dio produce sicuramente effetti ed opera ciò che lui desidera, raggiungendo gli obiettivi desiderati: “la parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero, e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata”. La seconda lettura, con altra immagine, indica la stessa realtà. Il seme della gloria futura, immesso nella creazione per mezzo della risurrezione di Cristo, come il seme della parola, prima o poi si rivelerà in pienezza ed il progetto di Dio si manifesterà in tutta la sua grandezza. Nel frattempo è necessario imparare a convivere con l'imperfezione ed i limiti costituiti dalla natura umana.
Is 55, 10-11; Salmo 64; Rm 8, 18-23; Matteo 13, 1-23

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