Liturgia
Diocesi di Mantova
Lo splendore del figlio
Belbello, Gesù parla ai due discepoli (particolare). Messale del Capitolo della Cattedrale di Mantova, sec. XV, detto “Messale di Barbara di Brandeburgo” (Archivio Storico diocesano di Mantova)

In ascolto della voce del Padre
Il punto centrale del brano della trasfigurazione è l’audizione della voce del Padre: essa proclama Gesù come Figlio, il Figlio amato, il Figlio in cui risiede il compiacimento del Padre. Seguiamo dunque questo stesso ordine espositivo, riscoprendo la figliolanza, l’amore, il compiacimento di Dio. Al termine ci soffermeremo sulle conseguenze pratiche di una simile rivelazione: da un lato l’ascolto, dall’altro la consegna (temporanea) del silenzio.

Gesù, il Figlio
I discepoli scelti da Gesù per vivere un percorso speciale scoprono sul monte che Gesù non è un semplice uomo, un grande profeta, un possibile condottiero, che sarà in grado di liberare il popolo dai suoi nemici, ma è innanzitutto il Figlio, il Figlio di Dio. Con ciò si definisce una relazione speciale con Dio; una relazione che va oltre l’aspetto puramente funzionale, operativo. Si tratta di una sorpresa: non
è ciò che i discepoli si aspettavano, e neppure ciò che il popolo si attendeva. Sarebbe bastato un nuovo Mosè, un nuovo Elia, tutt’al più un nuovo Davide.
Sarebbe inopportuno disprezzare l’attesa un po’ ingenua dei discepoli, così come l’attesa, durata secoli, dell’antico popolo di Israele, del popolo ebraico che nei millenni ha tenuto accesa la fiaccola della speranza in Dio. In fondo anche le nostre attese non sono molto dissimili: ci si aspetta qualcuno che rompa il circolo perverso della corruzione, che porti dignità e lavoro per tutti, che ristabilisca il diritto dei poveri… se avessimo il coraggio di scavare con lucidità nel pozzo dei desideri collettivi, delle attese personali e sociali, troveremmo una versione moderna, riveduta e corretta, del Messia ebraico, portatore di giustizia e di pace; e pure noi potremmo sperimentare il contraccolpo: quel Messia ci è dato nella forma del Figlio.

Il Figlio amato
Che il Messia arrivi sotto il segno dell’amore è - dicevamo sopra - un duro contraccolpo alle attese puramente mondane. Si determina uno spostamento dell’immagine di Dio: non più solo il giudice, l’Onnipotente dominatore del mondo, il Creatore, il Signore… tutto ciò non viene negato, ma riassorbito nella figura fondamentale del Figlio, che a sua volta richiama alla figura fondamentale del Padre.
Ma quali aspetti vengono associati alla figura teologica della paternità/figliolanza? Stando alla testimonianza del Nuovo Testamento si tratta di categorie assolutamente positive: il Figlio è padrone di casa, come il Padre; cioè in quanto Figlio è libero e indipendente (diversamente dallo schiavo, ma anche diversamente dal figlio-di-nessuno); il Figlio può essere operativo, perché compie ciò che è voluto dal Padre; ha accesso all’eredità, vive nella fiducia, vive nella pienezza di vita. Al di là degli aspetti operativi, si sottolinea soprattutto la dimensione ontologica della carità: prima ancora di fare ed agire, il Figlio vive e resta stabilmente nell’amore del Padre.

Il compiacimento
Potremmo chiederci che cosa aggiunge alla perfezione dell’amore la frase successiva: “in lui ho posto il mio compiacimento”. Non è già tutto incluso nell’essenza del Figlio amato? Stando alle radici bibliche dell’espressione, rileviamo che nel termine di “compiacimento” troviamo l’allusione ad una progettualità, ad un disegno, a ciò di cui il Padre può compiacersi: vale a dire, che la perfezione della carità non resti chiusa in un cerchio che si autoconsuma, ma possa irradiarsi e dispiegarsi. Ciò che piace al Padre è che il Figlio non resti solo, ma sia affiancato da una moltitudine di fratelli. Fede e ascolto permettono di entrare nella stessa relazione.

Ascolto e silenzio
Il brano ci consegna due imperativi: “Ascoltatelo” e “Non parlate a nessuno”. Il silenzio è necessario per l’ascolto. Il silenzio temporaneo è altrettanto necessario per poter offrire, al momento opportuno, una testimonianza vera. La “consegna del silenzio” in effetti è solo temporanea: i tre discepoli a cui
è riservata la visione potranno esercitare la loro testimonianza solo dopo il compimento del progetto divino: con la morte e risurrezione. Solo nella pienezza del mistero pasquale diviene possibile una comprensione vera, senza fraintendimenti, del mistero della figliolanza divina. Altrimenti si torna ad attendere una qualche forma di Messia dominatore e potente, sempre a rischio di essere impersonato idolatricamente da qualcuno o qualcosa che non è Gesù. L’invito all’ascolto invece non è temporaneo: è la condizione permanente del credente, continuamente rinviato alle radici, al fondamento. Ogni volta che si ascolta veramente, si rinnova e si accresce la conoscenza che abbiamo di Dio, di Gesù, della nostra posizione nel mondo.

Diocesi di Mantova Diocesi di Mantova

DIOCESI DI MANTOVA       Piazza Sordello 15 - 46100 Mantova - Tel 0376/319511 - Fax 0376/224740 - info@diocesidimantova.it - diocesidimantova@pec.it
Diocesi di Mantova