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Omelia del Giovedi Santo 2017
di Marco Busca
mer 19 aprile 2017

Il Cenacolo, tra mani e piedi
Omelia del vescovo Marco nella “Cena del Signore” con la parrocchia di sant’Anselmo e i rappresentanti dei giovani della diocesi
Il Cenacolo rivive stasera in questo incontro tra Gesù e noi. Gesù ha organizzato l’ultima cena con i suoi discepoli non in una stanza qualunque ma in un cenacolo, che era una stanza collocata al piano superiore della casa, a un piano sopraelevato rispetto alla realtà ordinaria, alla vita di tutti i giorni. Ogni volta che siamo a Messa saliamo a un livello superiore della vita, vediamo le cose dalla prospettiva di Dio, lì avviene il nostro incontro con lui, la comunione con Dio.
Quella sera nel cenacolo sono accadute molte cose tra Gesù e i suoi. Recupero solo due gesti che anche stasera rivivremo.
Il primo gesto che Gesù fa è di prendere tra le sue mani i piedi degli uomini e lavarli. Il racconto del vangelo dice che Gesù si alzò da tavola e depose le vesti. Per il vangelo di Giovanni “deporre il mantello” è una tipica espressione per indicare il gesto di “offrire la vita”, Gesù si spoglia della propria vita per donarla all’uomo. Poi Gesù prende l’asciugatoio che era e ancora oggi è lo strumento del servizio. Gesù si cinge l’asciugatoio ai fianchi cioè avvolge tutta la persona con la logica del servizio. Gesù non è un servo part time, non fa servizio a ore, tutta la sua persona è servizio, il suo nome stesso è “Servo del Signore”. Il suo è un servizio permanente, tant’è vero che quando riprende le vesti non viene detto che si toglie il grembiule. Anche ora, mentre io vi parlo, Gesù è in atto di servizio verso di noi, sta passando a servirci.
Poi Gesù lava i piedi agli apostoli. Nella cultura ebraica era compito dello schiavo stare alla porta e lavare i piedi sporchi degli ospiti che arrivavano dopo un lungo viaggio con i piedi impolverati. Lavarli alla soglia di casa era un rito di purificazione e di ospitalità. Lo doveva compiere lo schiavo, un uomo che nella classifica sociale di quella cultura valeva “zero”. Possiamo immaginare la scena: stendevano i piedi sporchi, lui li lavava e asciugava, nessuno sguardo o parola di gratitudine erano dovuti allo schiavo, pronto a prendere tra le mani un altro piede. Questo spiega la reazione contrariata di Pietro: “Signore tu lavi i piedi a me?... Non mi laverai i piedi in eterno”. Pietro resiste al gesto che vedrebbe Gesù fare la parte dello schiavo, ma poi viene convinto dalle parole di Gesù stesso: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Allora cede e si lascia lavare i piedi, perché “avere parte” con Gesù, cioè essere in comunione con lui, è importante per Pietro.
Ma qual è il significato del gesto di lavare i piedi agli uomini? Perché Gesù lo compie? E perché proprio i piedi? Perché i piedi rappresentano il luogo in cui gli uomini vengono feriti. Qualcuno di voi ricorderà la storia di Achille, l’eroe che aveva il suo punto vulnerabile nel piede e durante l’assedio di Troia fu colpito al tallone e morì dissanguato. La Bibbia stessa dice che il serpente insidierà il calcagno di Eva. Il valore simbolico del piede sta nel fatto che, permettendoci il contatto con la terra, rappresenta il punto di appoggio per la nostra postura verticale. “Stare in piedi” è decisivo per l’uomo: significa la sua dignità e libertà. Se stai in piedi sei libero di muoverti e di realizzare i tuoi scopi. Se hai il piede ferito significa che sei minacciato dal male (il serpente) e la tua stabilità è compromessa. L’uomo fatica a stare in piedi, è fragile, sempre minacciato. Il contrario della verticale è la posizione orizzontale: quella che si assume da morti. Dio lava i nostri piedi perché li vuole purificare, perché ci vuole rialzare, rimettere in piedi. Al primo istante Pietro non ci sta perché lui sta in piedi da solo, non crolla mai, è un vincente, trova in sé stesso la forza per essere libero, il valore che trova in sé stesso è la misura della sua dignità. Gesù nel cenacolo compie il gesto della lavanda dei piedi che è profetico (cioè anticipatore) del Calvario e ci offre la chiave giusta per interpretare il senso della croce come il servizio compiuto da Gesù per renderci liberi e per restituirci la nostra dignità che è quella di essere creati a immagine di Dio per essere figli del Padre.
Quando papa Francesco ha invitato i vescovi a pensare a un gesto da compiere con i giovani della diocesi per iniziare il cammino verso il Sinodo dei giovani mi sono chiesto: “quale gesto Gesù vorrebbe fare per ogni giovane?” e mi sono detto che Gesù desidera fare proprio questo gesto: “lavargli i piedi”, per rimetterlo in piedi, alzarlo (che nel suo significato profondo vuol dire “farlo risorgere”). Fra poco ripeterò il gesto di Gesù che si è avvolto i fianchi con l’asciugatoio e poi ha avvolto i piedi dei discepoli con l’asciugatoio. Il grembiule, cioè il servizio, dalla persona di Gesù passa ai nostri piedi. Un giovane sta in piedi quando serve, quando apprende l’arte di servire, quando corre il rischio di servire.
Nell’incontro che abbiamo avuto prima in Seminario avete espresso le vostre attese riguardo alla Chiesa. Cosa può fare per voi, per il mondo giovanile? La chiesa può fare tante cose e certamente buone per voi, ma credo che per essere fedele alla sua missione deve anzitutto permettere ai giovani di fare questa esperienza: Gesù vuole “mettervi in piedi” cioè fare in modo che abbiate parte con Lui. Stendete i vostri piedi davanti a Gesù che passa per lavarli; lasciatevi lavare dalle sporcizie, in una parola: lasciatevi amare, salvare, redimere da Gesù. Sapete che lasciarsi amare è più difficile che amare. Si insinua in noi il sospetto di non essere amabili, degni dell’attenzione di qualcuno: perché qualcuno dovrebbe interessarsi a me, essere buono con me? È il virus di Pietro che pensa di essere autosufficiente, di farcela da solo e per questo respinge il servizio di Gesù.
Lasciarsi lavare i piedi da Gesù, lasciarsi servire da lui. È il primo atto, ma non è tutto. Il gesto completo che Gesù ha fatto con gli apostoli consiste nel lavare i piedi e poi nell’asciugarli, cioè nell’avvolgerli nell’asciugatoio che è simbolo del servizio. L’asciugatoio passa dai suoi fianchi ai nostri piedi. Dalla persona di Gesù passano a noi la mentalità e il potere del servizio. Gesù ci coinvolge nel suo gesto.
La chiesa è chiamata non solo a servire i giovani facendo fare loro l’esperienza che sono amati, lavati, redenti ma anche è chiamata a servirli educandoli alla mentalità del servizio. Il gesto del servo che assume i panni del lavandaio dei peccatori e si fa inchiodare per sfamare i carnefici con il suo corpo è la vera rivoluzione del Dio cristiano: “il Figlio dell’uomo, non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mt 20,28). La mentalità di Gesù-Servo è la forza che può rinnovare il mondo. Alcuni anni fa una suora missionaria in Cambogia mi ha raccontato che in quella cultura durante la celebrazione delle nozze la donna deve lavare i piedi al marito in segno di sottomissione e umile servizio. I cristiani di quel paese hanno fatto un’operazione di inculturazione del vangelo correggendo e completando il rito: gli sposi si lavano i piedi l’uno all’altro, entrambi si servono, secondo una mentalità della reciprocità nell’amore che soppianta la mentalità della superiorità e del dominio.
C’è un altro gesto compiuto da Gesù nel Cenacolo che vorrei porre in rilievo: quello di mettere il suo corpo tra le mani dei discepoli. Nelle sue mani Gesù prende i nostri piedi; nelle nostre mani, invece, depone, come fossero un trono regale, un frammento del suo corpo. Voi giovani vivete una stagione della vita in cui percepite con forte intensità il valore del corpo, la sua vitalità, la promessa di felicità di cui il corpo è portatore. Ma proprio in questo ambito della corporeità si possono consumare grandi ambiguità: il corpo può essere una centralina di impulsi, di bisogni, di eccitazioni, di emozioni da gratificare; oppure può essere il luogo dell’incontro, della comunione, della comunicazione. La vocazione dell’uomo è far diventare parlante il corpo, trasformare un ammasso biologico in un volto che parla, sorride, bacia, vive lo sguardo, l’ammirazione, il canto e l’incanto dei sentimenti che nascono quando ci si trova in presenza dell’altro. Quel corpo che Gesù depone nelle vostre mani è un corpo spezzato, offerto, condiviso. È un corpo parlante dell’eterno amore di Dio. Dio ama così tanto l’uomo che si preoccupa di nutrire la sua vita. Questo corpo eucaristico noi lo chiamiamo semplicemente “comunione”: bellissima abbreviazione che dice tutto perché quel corpo è in grado di nutrire il tuo corpo dell’amore di Dio e trasformarlo da corpo che vuol possedere per soddisfarsi a corpo che si lascia spezzare per nutrire la vita di altri.
Acqua per i piedi, perché Gesù vuole metterti in piedi. Pane sulle mani, perché Gesù vuole trasformarti in un essere di comunione. Ecco il mistero del Giovedì Santo.

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