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Migranti
Servono nuove forme di accoglienza
L'esodo non va arrestato ma gestito con lucidità
di Redazione
ven 21 aprile 2017

Quello dei profughi è un tema che fa ancora discutere. Gli Uffici pastorali Caritas e Migrantes di Mantova, richiamando il recente intervento del Segretario Generale della Cei Nunzio Galantino, intendono proporre alcune riflessioni sull’accoglienza in Italia e nella nostra diocesi.
Nell’agosto dello scorso anno, i direttori delle Caritas lombarde hanno posto all’attenzione delle istituzioni la gestione del fenomeno migratorio attraverso lo strumento della richiesta di asilo. In particolare veniva messa in luce l’alta percentuale di dinieghi delle istanze, circa il 70% a livello locale.
«Un alto numero di persone – si legge nel testo – si ritrovano alla fine del percorso di accoglienza senza permesso di soggiorno, ancora bisognose di assistenza, ad alto rischio di permanenza nel territorio in condizione di irregolarità, con tutto ciò che ne può conseguire per le comunità ospitanti».
Il documento della Caritas concludeva che «la distinzione tra potenziali rifugiati e non rifugiati non regge» e proponeva un’assistenza essenziale finalizzata al conseguimento di un permesso, in vista dell’inserimento in Italia e in Europa. Un esodo internazionale di grandi proporzioni e di lunga durata non si può arrestare con misure coercitive. Va semmai assecondato con intelligenza.
Il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, nei giorni scorsi ha affrontato l’argomento, parlando non di “profughi” ma di “migranti forzati”. Ulteriore conferma di come non possa bastare la distinzione tra rifugiati (da accogliere) e migranti (da respingere). Dunque, la richiesta di asilo non può restare l’unico modo di ingresso legale in un Paese.
«Rimane necessario – afferma Galantino – aprire la possibilità di un permesso di soggiorno umanitario anche per i numerosi diniegati, per evitare la situazione di irregolarità che genererebbe sfruttamento, non tutela della dignità della persona e insicurezza». Il segretario della Cei segnala quindi che «l’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, seppur ottima, se non è seguita da un serio programma di inserimento abitativo e lavorativo ma crea solo marginalizzazione, rischio di sfruttamento e frustrazione».
Purtroppo le politiche migratorie in Italia e in Europa non sembrano andare affatto nelle direzioni auspicate dagli organismi ecclesiali. Il clima politico di certo non aiuta a impegnarsi in strategie lungimiranti e coraggiose.
A livello nazionale, le ultime novità riguardano l’accordo firmato tra Italia e Libia lo scorso gennaio e il cosiddetto decreto “Minniti-Orlando” approvato dalle Camere. Nel primo caso si tratta della riedizione di misure, già adottate in passato, che incentivano le attività dei centri di accoglienza libici, su cui tanti dubbi di bontà si possono avanzare. Nel secondo, di un insieme di misure che rendono più celeri – ma anche più sbrigative – le procedure di richiesta di asilo, quindi più efficaci le espulsioni degli irregolari, con l’istituzione di centri regionali.
Al riguardo, gli Uffici nazionali Caritas e Migrantes hanno già espresso un parere, lo scorso marzo: «Le misure contenute nel provvedimento destano non poche preoccupazioni: saranno difficilmente praticabili, rischiano di impattare negativamente sulla vita dei migranti, sono lesive dei loro diritti e alimentano una percezione negativa del fenomeno migratorio, associandolo a una dimensione securitaria».

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