Percorsi tra Arte e Fede
Diocesi di Mantova
Il percorso degli amici di Gesù
“Un amico fedele è rifugio sicuro: chi lo trova, trova un tesoro” (Sir 6,14). Sulle tracce di un tesoro scomparso esploreremo la Concattedrale di Sant’Andrea, la chiesa di Santa Barbara e la chiesa di Santa Maria del Gradaro alla ricerca delle chiavi dei segreti dell’amicizia: passo dopo passo ci condurranno all’incontro con Gesù.

DESTINATARI: Bambini dai 7 ai 10 anni. Il percorso è pensato in particolare per gruppi che si stanno preparando al sacramento dell’Eucaristia.

LUOGHI DI VISITA: Concattedrale di S. Andrea, Basilica di Santa Barbara, Chiesa di Santa Maria del Gradaro, Mantova.

TEMPO STIMATO: Tre ore.

MATERIALE: Cellulare, auricolari, le quattro chiavi dell’amicizia, un nastro o uno spago, un piccolo premio da dare come tesoro (il file delle quattro chiavi, già pronto per la stampa, è disponibile nei download).


Percorso a cura di Agnese Costa

Sulle tracce del tesoro perduto…
Caccia al tesoro

Oggi ci aspetta un'avventura emozionante: andremo alla ricerca di un tesoro misterioso! A guidare la nostra indagine saranno indizi molto speciali, perché non saranno semplici indovinelli, ma personaggi vissuti molti anni fa: incontreremo alcuni degli amici più stretti di Gesù, che hanno vissuto con lui e l’hanno conosciuto personalmente. Ognuno di loro ci consegnerà una chiave preziosa per riuscire, se saremo bravi, ad aprire il tesoro perduto! Su ogni chiave, infatti, troveremo uno dei segreti della vera amicizia. Ma come faremo a incontrare questi importanti personaggi? Dovremo andare a cercarli in alcune delle chiese della città di Mantova che conservano le opere d’arte dove essi sono stati ritratti. Ognuno di loro avrà un dettaglio particolare che ci permetterà di riconoscerlo e di scoprire la sua storia. Come in ogni caccia al tesoro, è necessario avere una mappa per potersi orientare e qui sotto trovate la pianta di Mantova in cui sono colorate in azzurro le tre chiese che andremo a visitare. Prima di partire è, però, necessario portare con noi un portachiavi, che potremo realizzare con un semplice spago o un nastro colorato, per conservare insieme tutte le chiavi che riusciremo a scoprire. Siete pronti?




Pianta della città di Mantova. In azzurro sono indicati i tre luoghi dove si svolgono le tappe del percorso, i numeri si riferiscono all’ordine.

ELEMENTI CORRELATI

Tappa 1: MARIA DI MAGDALA - Chiamarsi per nome
Pianta della Concattedrale di S. Andrea di Mantova. In rosso sono indicati i due luoghi in cui si svolgono le tappe del percorso.


Indizio
Una donna è da sola con Gesù, è inginocchiata e ai suoi piedi si trova un piccolo vasetto di profumo.

Gv 20,14-16
Si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!».

Siete riusciti a indovinare qual è l’opera in cui è ritratta la donna descritta nell’indizio? Probabilmente non è stato facile, perché questa chiesa, una delle più importanti di Mantova, è interamente decorata, dalle pareti fino al soffitto. Non solo sono presenti molti dipinti sul muro, chiamati affreschi, ma anche molti quadri e alcune statue. Quando si entra stupiscono le grandissime dimensioni, ma anche la vivacità dei colori e le numerose scene raffigurate. Non è un caso! Proprio in questa chiesa è, infatti, conservato uno dei tesori più preziosi della città: due vasi dorati che contengono un grumo di terra intrisa del sangue di Gesù. Moltissime sono le persone che in passato giungevano a Mantova per ammirare questo tesoro, conservato in una piccola cappella che si trova sotto i vostri piedi, in corrispondenza della grande balaustra che vedete al centro della chiesa.
Oggi, però, non è quello il tesoro che dobbiamo cercare. Siamo qui per conoscere la donna che Felice Campi, il pittore dell’affresco, ha ritratto in una strana posizione, in ginocchio davanti a Gesù. Il momento raffigurato è particolare: Gesù era morto sulla croce tre giorni prima e Maria, questo il nome della donna, era andata sulla sua tomba per profumare il corpo, così come era consuetudine all’epoca. Maria conosceva Gesù molto bene, lo aveva seguito nei suoi viaggi, aveva ascoltato le sue parole, aveva trascorso con lui molto tempo. Lo aveva visto morire sulla croce e, giunta sul luogo dove lo avevano sepolto, era enormemente sorpresa di non trovare più il corpo dell’amico. Preoccupata, non si era resa conto che l’uomo con cui stava parlando era proprio Gesù risorto. Maria riesce a riconoscerlo solo quando Gesù la chiama per nome: sentendo chiamare il proprio nome da una voce conosciuta, capisce quello che stava succedendo. Anche noi sappiamo quando sono i nostri amici a chiamarci perché ne riconosciamo la voce oppure perché usano un soprannome particolare. Riconoscere la voce significa conoscersi molto bene, aver condiviso tanti momenti (il gioco, la scuola, lo sport, le confidenze), saper dell’altro le qualità e anche qualche difetto. Gesù e Maria sono amici che si conoscono così bene da riconoscersi dalla voce, hanno stretto tra loro un legame.

Felice Campi, Cristo risorto appare a Maria di Magdala, affresco, 1784.


Gesto
Anche tra di noi esistono dei legami. Possiamo scoprirli attraverso il gioco del salto delle qualità e dei doni (le istruzioni si trovano nei download). Il cerchio che abbiamo formato è il simbolo dei legami che ci uniscono: così come Maria e Gesù, anche noi stiamo imparando a conoscerci e CHIAMARCI PER NOME. Proprio questa è la chiave che Maria ci consegna! Possiamo inserirla nel nostro porta chiavi.

ELEMENTI CORRELATI

Tappa 2: MARTA, MARIA E LAZZARO - Essere se stessi
Concattedrale di S. Andrea di Mantova.

Indizio
Molti sono i personaggi raffigurati nella scena. Un uomo esce da un buco nel terreno. Due donne si abbracciano.

Gv 11,5-7;17;32-33
Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». […] Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. […] Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente.

Anche in questo caso non è semplice riconoscere la scena descritta. Molti sono, infatti, gli episodi dei Vangeli che raccontano di Gesù in mezzo alla folla, insieme a un gruppo ampio di persone. La vicenda qui rappresentata è però speciale, non solo per l’avvenimento, ma per il legame che unisce i protagonisti: Gesù e i tre fratelli, Maria, Marta e Lazzaro. Essi si conoscono da molto tempo, Gesù spesso torna a Betania a trovarli, frequenta la loro casa, si ferma a mangiare con loro. Tra di loro si è creato un rapporto di amicizia profondo, tanto che Giovanni scrive che Gesù amava Maria, Marta e Lazzaro. Accade però un avvenimento doloroso: Lazzaro si ammala e muore. Gesù si reca quindi a trovare le due sorelle insieme ai suoi discepoli. Quando incontra Maria e la vede piangere per il dolore della perdita del fratello, egli non riesce a trattenere le lacrime. Gesù, che era considerato da tutti il Maestro, che era per molti un esempio, un punto di riferimento, che parlava alle folle e compieva miracoli, davanti al dolore di un’amica non ha paura di mostrarsi fragile, non teme di piangere davanti a tutti (sono rarissimi i casi in cui si racconta del pianto di Gesù), non si vergogna di dimostrare i propri sentimenti. Pur sapendo che avrebbe poco dopo risuscitato Lazzaro, questo il momento rappresentato nell’affresco da Felice Campi, Gesù è toccato dalle lacrime di Maria, condivide la sua tristezza. Con Maria Gesù è libero di essere se stesso, non si sente giudicato, può comportarsi come il suo cuore gli suggerisce. Anche noi con alcuni dei nostri amici, quelli più stretti, ci sentiamo così: possiamo confidare i nostri segreti, arrabbiarci, scherzare, ridere, raccontare quello che ci succede, giocare, ammettere i nostri errori e chiedere scusa. Ci sentiamo voluti bene e apprezzati, capiti e sostenuti, non ci sentiamo mai soli, anche quando capita qualcosa che ci rende tristi. Quando conosciamo bene una persona, quando qualcuno diventa un nostro amico, abbandoniamo i nostri pregiudizi e ci capita anche di cambiare opinione; chi era escluso da tutti e preso in giro, si rivela essere un amico su cui poter contare, chi ci sembrava prima antipatico invece diventa il nostro migliore amico, il più timido ci difende dai dispetti degli altri, il più taciturno con noi parla tantissimo e ci fa ridere.

Felice Campi, La risurrezione di Lazzaro, affresco, 1784.

Gesto
Guardiamo insieme il breve video che racconta l’amicizia tra Belle e la Bestia. Anche Belle inizialmente non pensa che, dietro all’aspetto spaventoso e mostruoso della Bestia, si possa nascondere un cuore gentile e premuroso. Conoscendolo meglio, però, abbandona i suoi pregiudizi e si sente libera di essere se stessa, di giocare a palle di neve, di leggere insieme, di ridere.
ESSERE SE STESSI è la seconda chiave che ci consegnano Maria, Marta e Lazzaro. Prima di mettere la nostra chiave nel porta chiavi, ci scriviamo sopra il nome dei nostri amici con cui ci sentiamo liberi di essere noi stessi, gli amici che ci hanno stupito e sorpreso.


Tappa 3: PIETRO - Perdonare
Pianta della Basilica di Santa Barbara. In rosso è indicato il luogo in cui si svolge la tappa del percorso.


Indizio
Un uomo è inginocchiato di fronte a Gesù. Tiene in mano delle grandi chiavi.

Lc 22,54-62
Pietro lo seguiva da lontano. Avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno; anche Pietro sedette in mezzo a loro. Una giovane serva lo vide seduto vicino al fuoco e, guardandolo attentamente, disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «O donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei uno di loro!». Ma Pietro rispose: «O uomo, non lo sono!». Passata circa un'ora, un altro insisteva: «In verità, anche questi era con lui; infatti è Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

Gv 21,15-17
Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore.

La chiesa in cui siamo entrati è molto differente dalla Concattedrale di S. Andrea. Le pareti sono di colore bianco, le dimensioni sono minori e anche il luogo in cui è collocata è particolare: la chiesa di Santa Barbara non è situata in una delle piazze della città, ma è posta all’interno del più grande edificio di Mantova, Palazzo Ducale. Questa grande costruzione ospitava i signori Gonzaga, che governarono la città per circa quattrocento anni. Questa chiesa non doveva, quindi, ospitare i pellegrini ma era riservata ai signori, alla loro corte e ai loro ospiti e possiamo ancora osservare il luogo privilegiato da cui essi potevano partecipare alla Santa Messa. Se guardiamo verso l’alto, ai due lati dell’altare, notiamo delle piccole finestrelle che chiudevano le tribune dove i Gonzaga si sedevano per assistere ai riti religiosi, nascosti dallo sguardo dei fedeli: da una parte stavano gli uomini e dell’altra le donne.
Il quadro descritto dall’indizio e dipinto da Luigi Costa è abbastanza semplice da trovare, ci siete riusciti? Solo il personaggio che dobbiamo cercare, infatti, viene raffigurato con in mano un grande mazzo di chiavi. Il suo nome è Pietro, uno dei discepoli di Gesù. Pietro vive con Gesù per circa tre anni, lo segue in ogni spostamento, mangia e dorme con lui. Il loro rapporto è molto forte e Pietro più volte promette a Gesù che non lo avrebbe mai abbandonato, che lo avrebbe seguito fino alla morte, se fosse stato necessario. Quando, però, Gesù viene arrestato, Pietro non ha il coraggio di ammettere di essere suo amico e per ben tre volte nega di conoscerlo. Anche a noi può essere successo che un amico abbia tradito la nostra fiducia, abbia raccontato un nostro segreto, ci abbia preso in giro davanti a tutti, non ci abbia difeso quando avevamo bisogno. Sicuramente anche noi, qualche volta, siamo stati come Pietro per qualche nostro amico: magari abbiamo fatto finta di non conoscerlo perché è antipatico a qualcuno, oppure lo abbiamo offeso o abbiamo sparlato alle sue spalle. Probabilmente anche noi, come Pietro, ci siamo pentiti delle nostre azioni e, infatti, quando Gesù lo guarda, lui scoppia in lacrime. Tradire un amico o essere traditi è molto doloroso, anche Gesù ha sofferto per il comportamento di Pietro, ma non esita a perdonarlo. Nel quadro che abbiamo davanti, infatti, è rappresentato il momento in cui Gesù, risorto, incontra Pietro per la prima volta dopo l’episodio del tradimento. Gesù non solo non è arrabbiato, ma si fida ciecamente dell’amico e gli affida il compito di guidare la Chiesa: Pietro sarà, infatti, il primo papa

Luigi Costa, Il primato di Pietro, olio su tela, 1572


Gesto
Ascoltiamo ora la canzone Perdono di Tiziano Ferro. Possiamo seguire il testo dal file nei download. Le parole della canzone colorate in arancione sono quelle che ricordano il comportamento di Gesù, che tradito sa perdonare, mentre in blu sono le parole che possono ricordare alcuni nostri atteggiamenti, quando la rabbia non ci fa perdonare un torto subito da un amico o quando siamo noi a non comportarci bene. Ci dividiamo adesso in gruppetti e ciascun gruppo mette in scena un breve episodio di tradimento o litigio tra amici (pensiamo a qualcosa che è successo a noi) e sceglie due finali: uno in cui viene usata una delle parole arancioni, uno in cui si usano le parole blu. Al termine di tutte le scenette, proviamo a parlare insieme dei due finali: quale ci è piaciuto di più? Perché? Noi come ci saremmo comportati in una situazione simile?
Dopo la discussione, ci viene consegnata la chiave di Pietro: PERDONARE.


Tappa 4: GLI APOSTOLI - Sedere a tavola insieme
Chiesa di Santa Maria del Gradaro, facciata.


Indizio
Una tavola apparecchiata alla quale siedono alcuni personaggi. Si possono riconoscere pesci e pagnotte di pane.

Lc 22,14-20
Quando venne l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio». Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

Il tesoro si avvicina…siamo giunti all’ultimo indizio! La chiesa in cui siamo entrati è completamente spoglia; le pareti sono decorate solo con alcuni dettagli in mattone e qualche parte di affresco che si è conservata. Delle tre chiese che abbiamo visitato, questa è, infatti, la più antica: ha circa ottocento anni! Sicuramente sarete riusciti a trovare l’affresco di cui parla l’indizio: Gesù siede a tavola con i suoi discepoli. Gli apostoli, così sono nominati i dodici uomini chiamati da Gesù a vivere con lui durante gli anni della sua predicazione, condividono tutto con il Maestro: sono sempre presenti nei suoi viaggi, parlano con lui, discutono, mangiano, camminano insieme. Pietro, che abbiamo conosciuto nella tappa precedente, è uno di loro. Gesù chiama gli apostoli per condividere con loro la vita di tutti i giorni, perché siano suoi amici. La cena che è dipinta, però, è una cena particolare, perché è l’ultimo pasto che consumeranno insieme prima che Gesù sia arrestato, crocifisso e muoia sulla croce. Egli sa quello che sta per succedere e compie alcune azioni, che ogni domenica vengono ripetute dal prete durante la Messa: prende il pane, lo spezza e lo distribuisce a tutti, prende il calice e lo passa perché tutti possano bere. Con questi semplici gesti Gesù vuole dire ai suoi amici che la sua morte e risurrezione è un dono d’amore per loro, segno della sua amicizia che continuerà a durare anche se lui non sarà più in mezzo a loro. Con il suo esempio Gesù ci invita a fare anche della nostra vita un dono d’amore, mettendoci al servizio degli altri, essendo generosi e gentili, donandoci.
Gesù chiama anche noi a sedere a tavola con lui! Ci chiede di essere suoi amici e ci promette di essere per noi un amico che ci conosce così bene da chiamarci per nome, un amico con cui potremo essere noi stessi, potremo parlare, sfogarci, ridere, un amico che saprà perdonarci quando faremo qualche passo sbagliato e che sarà con noi tutti i giorni, per gioire insieme e anche per consolarci quando ne avremo bisogno.

Ultima cena, affresco, XIII secolo.


Gesto
Rispondiamo all’invito di Gesù a sedere a tavola con lui e a partecipare alla mensa che ogni domenica viene ripetuta nella nostra comunità per ricordarci che Gesù è nostro amico tutti i giorni, anche quando ci capita di dimenticarci di lui. Ci viene consegnata l’ultima chiave, quella degli apostoli: SEDERE A TAVOLA INSIEME. Possiamo scrivere una breve preghiera durante un momento di silenzio e possiamo condividerla con gli altri. Al termine leggiamo insieme la preghiera nei download…adesso è tempo di aprire il tesoro!

ELEMENTI CORRELATI

Gli amici di Gesù - Orari di apertura

CONCATTEDRALE DI S. ANDREA
Apertura: mattino 8.00-12.00; pomeriggio 15.00-19.00.
Messe giorni feriali: 8.00; 10.00.
Messe giorni prefestivi: 8.00; 10.00; 18.30.
Messe giorni festivi: 8.30; 10.30; 18.30.

BASILICA DI SANTA BARBARA
Sabato e domenica: 10.00- 18.00.

CHIESA DI SANTA MARIA DEL GRADARO
La chiesa è situata in una posizione periferica rispetto al centro storico. A piedi occorrono venti minuti/mezz’ora. Per velocizzare lo spostamento è possibile prendere l’autobus, linea CC in piazza Concordia (dietro la Rotonda di San Lorenzo) e scendere alla fermata “Garibaldi 3”. Nei giorni feriali il servizio è ogni 10 minuti, nei giorni festivi ogni 20.
Messe feriali: 18.00 (lunedì, martedì).
Messe pre-festive: 18.00.
Messe festive: 9:45.


Gli amici di Gesù - Bibliografia

R. Braglia, La basilica di Sant’Andrea in Mantova, Publi Paolini, Mantova, 2010.
Il Palazzo Ducale di Mantova, a cura di G. Algeri, Sometti, Mantova, 2003.
Santa Maria del Gradaro tra storia e arte, a cura di R. Piccinelli, C. Bonora Previdi e S. Siliberti, Sometti, Mantova, 2004.
Sotto l’Albero. La narrazione biblica incontra la narrazione della vita, a cura dell’Ufficio Catechistico della Diocesi di Mantova, 2014.



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