Percorsi tra Arte e Fede
Diocesi di Mantova
Il percorso del Pane
Resta(te) con noi (LC 24, 29). Ogni momento è opportuno per sedere a tavola con Gesù, Pane di vita. Le opere del Museo Diocesano, del Duomo, della Concattedrale di S. Andrea e della chiesa di Santa Barbara ci guidano lungo il percorso per riconoscere i segni della presenza del Signore, pane spezzato, nelle esperienze che semina nella nostra vita e nelle comunità che ci accompagnano.

A tavola con Gesù, Pane di Vita

DESTINATARI: Ragazzi tra i 14 e i 18 anni.

LUOGHI DI VISITA: Museo Diocesano, Basilica di Santa Barbara, Concattedrale di S. Andrea e Duomo, Mantova.

TEMPO STIMATO: Una giornata.

MATERIALE: Cellulare, auricolari, fogli, biro, un bastoncino di incenso e un seme per ogni partecipante.


Percorso a cura di Agnese Costa

Introduzione al percorso del Pane
Pianta della città di Mantova. In azzurro sono indicati i quattro luoghi dove si svolgono le tappe del percorso, i numeri si riferiscono all’ordine.

L’estate è per tutti un momento di riposo, s’interrompe il ritmo della vita quotidiana per godere del proprio tempo libero, per rilassarsi e per divertirsi insieme ai propri amici. Spesso, soprattutto per i più giovani, l’estate si trasforma in un’occasione per esplorare il mondo: le vacanze, i viaggi studio, i nuovi incontri. Magari, per alcuni, può essere anche tempo utile per recuperare un anno di scuola faticoso.
Ma il tempo libero deve per forza coincidere con tempo sciupato?
Essere responsabili, scegliere, mettersi al servizio, giocare se stessi per i propri valori…queste non sembrano occupazioni estive. Meglio staccare la spina!
Eppure, se proviamo a guardare a Gesù come modello, forse potremo anche ripensare alle nostre vacanze in maniera differente. Lui cambia sempre il nostro modo di vedere le cose.
Non è semplice, è vero! Spesso però, se solo ci guardiamo intorno, scopriamo che tante sono le occasioni per sperimentare nella pratica il modello di Gesù. Magari commetteremo qualche errore, avremo qualche tentennamento e non sempre saremo d’accordo. Ma proviamo a non perdere queste opportunità per camminare insieme ed esplorare nuovi modi di guardare a noi e al nostro tempo. Proviamo oggi a sederci a tavola con Gesù e, grazie ai luoghi che visiteremo, tentiamo di scoprire qual è il “pane di vita” che può saziare la nostra estate.

Pianta del Museo Diocesano di Mantova. In rosso sono indicati i due luoghi in cui si svolgono le tappe del percorso.


Tappa 1: IL SEME - Estate: tempo di semina
Semina

Mc 4,3-9
«Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

Ci troviamo all’interno di un luogo particolare: il Museo Diocesano di Mantova. Sono qui raccolti molti capolavori artistici provenienti da tutta la Diocesi. Nonostante la storia di questo museo sia relativamente breve, fu inaugurato solo nel 1983, le opere che lo compongono sono testimonianza del nostro passato, di un passato che può parlare anche a noi oggi perché in questi esempi di arte sacra, e non solo, leggiamo la storia di chi, prima di noi, si è posto le stesse domande e ha intrapreso un proprio cammino seguendo il modello di Gesù.
Il brano del Vangelo di Marco che abbiamo appena ascoltato, può essere un primo spunto per cercare di comprendere come Gesù si fa presente nella nostra estate. Egli è il seminatore, ma non un seminatore qualunque, perché nessun agricoltore, neanche il più incapace, andrebbe a seminare sulla strada, nei rovi, sul terreno sassoso: tutti sappiamo che un seme, per poter crescere, ha bisogno di un terreno buono.
Perché allora Gesù spreca i suoi semi così preziosi? Forse proprio per far si che noi, qualsiasi sia il tipo di terreno che rappresentiamo, possiamo essere toccati da Lui. Quante sono le esperienze che Gesù semina nella nostra estate! I viaggi, i pomeriggi con gli amici, le esperienze di servizio, il grest, i campi estivi…sono semi che in abbondanza, sprecando, vengono seminati nel nostro terreno.
Ciò che rende un seme prezioso però, non è tanto ciò che è, ma ciò che può diventare se di quel seme ci prendiamo cura. Proviamo a guardare insieme questo strano oggetto in avorio, davanti al quale ci siamo fermati. Esteriormente sembra una piccola noce, che quando è chiusa assomiglia a un seme, ma all’interno è rappresenta l’Ultima Cena: Gesù che siede a tavola con i suoi amici. Così anche all’interno dei semi piantati nella nostra estate, può nascondersi Gesù che siede a tavola con noi e ci dona di vivere un momento di gioia insieme agli altri.

Bottega tedesca?, sfera devozionale a trittico, avorio, XIX secolo (Foto dell’Inventario diocesano).

Gesto
Ad ognuno viene consegnato un seme con il compito di piantarlo e prendersene cura durante l’estate. Prima di continuare, ci fermiamo un momento da soli per dare un nome a quel seme: quali sono i semi che Gesù sta piantando nella mia estate? Di quali mi impegno a prendermi cura? Cosa potrebbero diventare quei semi? Cosa si nasconde dietro l’esperienza che decidiamo di vivere?
Per aiutarci nelle risposte, possiamo anche leggere un piccolo estratto dal libro Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, dove viene descritta la scelta del protagonista di prendersi cura di un seme giunto misteriosamente sul proprio pianeta e che si sarebbe rivelato un bellissimo fiore (trovate il brano nell’area download).


Tappa 2: IL PANE QUOTIDIANO - Gesù ti invita a sedere alla Sua tavola
Rosetta mantovana

Gv 14,1-3
Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: «Vado a prepararvi un posto»? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.

Se voltiamo le spalle alla bacheca contenente la piccola noce in avorio, si presenta davanti ai nostri occhi la stessa scena che abbiamo visto intagliata, ma in dimensioni notevolmente maggiori. Anche in questa tela è, infatti, rappresentata l’Ultima Cena e, però, la grandezza dell’immagine ci permette di soffermarci su alcuni dettagli.
Per prima cosa, la tavola imbandita e il gesto che Gesù sta compiendo, la spartizione del pane spezzato agli apostoli, sembrano invitarci a prendere parte alla cena. Gesù, il seminatore che ha sprecato i suoi semi per noi, ci chiede di stare a tavola con Lui, ci ha preparato un posto, un posto che solo noi possiamo occupare, che è nostro e di nessun altro. Spesso è quello che proviamo quando, ad esempio, parliamo con un amico, quando ci mettiamo al servizio, quando ci impegniamo e facciamo fatica per coltivare una passione. C’è un posto che è stato pensato per me, perché io possa crescere e possa far emergere la bellezza che possiedo, tocca a me però scegliere di occuparlo.
Inoltre Gesù ci invita a mangiare con Lui, ma non si tratta di un invito formale, ci chiama alla tavola dei suoi amici. Ci chiede di vivere insieme a noi il nostro tempo, di vivere quest’estate come occasione per alimentare la nostra amicizia con Lui, il nostro legame personale. Nel dipinto, infatti, il pane rappresentato è la tipica rosetta mantovana, ad indicare che quella mensa non è solo il ricordo di un evento passato, ma che Gesù ci chiede di vivere il nostro rapporto con Lui nella vita di tutti giorni, oggi, a Mantova.

Pittore mantovano?, Ultima cena, olio su tela, 1700 ca. Si ipotizza che il dipinto provenga dalla chiesa delle Benedettine di San Giovanni delle Carrette, situato nel centro di Mantova e soppresso nel 1797.

Gesto
Ma come può l’amicizia con Gesù diventare il nostro pane quotidiano? Ascoltiamo le parole del Vescovo Luciano Monari, della Diocesi di Brescia, che risponde a questa stessa domanda che gli viene rivolta da un gruppo di ragazzi nel settembre del 2011 (il video è disponibile nell’area download). Possiamo scegliere una parola o una frase di quelle che dice da tenere come la rosetta sulla nostra tavola.


Tappa 3: IL PANE SPRECATO - Tu come siedi a tavola?
Pianta della Basilica di Santa Barbara. In rosso è indicato il luogo in cui si svolge la tappa del percorso.

Mc 14,1-9
Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Azzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturarlo con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».
Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un'azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».

Lasciato il Museo Diocesano e attraversata piazza Sordello, fulcro della città di Mantova, ci dirigiamo verso la Basilica di Santa Barbara. Per accedervi, dobbiamo entrare nell’area occupata dal più importante palazzo cittadino: Palazzo Ducale. Questo edificio, infatti, ha ospitato le due famiglie che si sono succedute nel governo della città: i Bonacolsi, fino al 1328, e poi, per quasi quattrocento anni, la famiglia Gonzaga. Fu proprio uno dei signori Gonzaga, il Duca Guglielmo (1538-1587), a commissionare all’architetto Giovan Battista Bertani la costruzione di una chiesa all’interno della sua dimora e tra il 1562 e il 1572 venne eretta la Basilica dedicata a Santa Barbara. Questa costruzione, non solo è ricordata come segno dell’importanza della fede religiosa in quell’epoca, ma anche perché fu pensata in funzione della presenza di musici e cantori a Corte e, quindi, fu dotata di un’acustica perfetta per l’esecuzione di brani sacri. Ancora oggi l’edificio è utilizzato per la registrazione di composizioni musicali e giungono a Mantova artisti da tutto il mondo.
Nonostante sia la chiesa privata della famiglia Gonzaga, varcato il portale d’ingresso, ci troviamo in uno spazio molto ampio, chiuso da un presbiterio particolarmente allungato. Se avanziamo nella navata centrale ed entriamo nell’ultima cappella di sinistra, prima della scalinata, troveremo un dipinto che ci narra di un episodio simile a quello che abbiamo ammirato nel grande quadro dell’Ultima Cena: si tratta di una tela di Ippolito Andreasi che rappresenta la cena di Gesù in casa di Simone, il lebbroso, descritta nel brano del Vangelo di Marco sopra riportato.
Non so se è capitato anche a voi, ma spesso, quando si esce a cena in un ristorante o in una pizzeria, invece di ascoltare la persona a tavola con noi, ci concentriamo ad osservare le persone sedute ai tavoli che ci circondano. Succede così che dai gesti che compiono, dagli sguardi, dalle espressioni, da come siedono, riusciamo a immaginare come sono e quali sono le relazioni che esistono tra di loro. Guardare questo quadro è un po’ come sedere nella stessa stanza di Gesù e i suoi amici. Cosa capiamo da come essi sono seduti a tavola? C’è chi mangia, chi chiacchera, qualcuno ascolta Gesù, altri conversano tra di loro, qualcuno se ne sta in disparte. Ma sicuramente il nostro sguardo è attratto dal gesto che sta compiendo la donna dipinta in primo piano: in ginocchio sta profumando i piedi di Gesù.
Gesù, che ha seminato in abbondanza nella nostra estate e che ha preparato per noi un posto per sedere a tavola con Lui, ci indica come sedere, quale modello seguire. Non si tratta solo di servire a tavola, ma di sprecare, cioè donare senza riserve, ciò che di più prezioso abbiamo (la donna utilizza, infatti, un profumo di puro nardo di grande valore) per far si che il nostro modo di sedere possa profumare tutta la tavola, la renda unica e modello per gli altri commensali. Gesù ci chiede di sederci a tavola mettendoci il cuore, ciò che di più intimo abbiamo: i nostri desideri, le nostre capacità, il nostro impegno, la fatica. Questo è quello che ci chiede di sprecare per coltivare i semi che ha piantato nel tempo della nostra estate.

Ippolito Andreasi, Cena a casa di Simone, olio su tela, 1572 (Foto dell’Inventario diocesano).

Gesto
Anche noi scegliamo un luogo della chiesa dove sederci e possiamo farlo come preferiamo: per terra, sui banchi, vicino all’altare, all’ingresso…ognuno può decidere come disporsi. Possiamo rileggere il brano del Vangelo di Marco e anche la riflessione che Arianna, una ragazza di sedici anni, ha scritto dopo averlo ascoltato (il testo è disponibile nei download).
Proviamo a rispondere all’invito di Gesù che ci chiede di sedere a tavola con Lui sprecando il nostro profumo prezioso. Nelle esperienze che abbiamo scelto di vivere questa estate, come vogliamo sederci? In disparte o mettendoci in gioco? Qual è la cosa di noi più preziosa che ci impegniamo a sprecare?
Dopo aver scritto la nostra riflessione, la possiamo condividere e accendiamo il bastoncino di incenso che ci viene consegnato: il nostro profumo si espande in tutta la chiesa e avvolge anche i nostri amici.

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Tappa 4: IL PANE SPEZZATO - Lo riconobbero
Pianta della Concattedrale di S. Andrea di Mantova. In rosso è indicato il luogo in cui si svolge la tappa del percorso.

Lc 24, 28-33
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro.

L’ambiente che ci accoglie entrando nella chiesa di S. Andrea è molto differente dall’immagine austera della Basilica di S. Barbara: l’ampia aula unica è, infatti, interamente affrescata. Le decorazioni pittoriche non risalgono però al progetto originario di Leon Battista Alberti, ma sono state realizzate nel tardo Settecento. Nei grandi riquadri rettangolari, troviamo rappresentate alcune scene della vita di Gesù: tra la seconda e la terza cappella di sinistra ritroviamo anche la cena a casa di Simone. Ma la nostra attenzione deve rivolgersi ad un altro momento, che è raffigurato nel transetto di destra, sulla sinistra guardando la parete di fondo.
Gesù è a tavola, ma questa volta il banchetto non è affollato, ci sono solo due uomini con un servitore. Si tratta di due figure molto famose la cui vicenda è narrata nel Vangelo di Luca, due discepoli che dopo la morte di Gesù, il maestro che avevano deciso di seguire abbandonando le proprie occupazioni, scoraggiati, decidono di tornare da Gerusalemme a Emmaus e, durante questo cammino, incontrano un uomo che li accompagna per un tratto di strada.
In realtà quell’uomo è Gesù che, dopo la sua morte, è risorto, ma essi non lo riconoscono, fino a quando non spezza il pane a tavola con loro: è questa la scena raffigurata nell’affresco. Gesù è pane spezzato che offre la sua vita per noi e, infatti, proprio grazie a quel semplice gesto i discepoli comprendono chi era quell’uomo che aveva camminato per lungo tempo con loro.
Non è facile riconoscere quando Gesù cammina con noi. Non è semplice notare la sua presenza nelle esperienze che viviamo e, probabilmente, anche in quelle che vivremo durante l’estate. Ci viene spesso più facile accorgerci di Lui guardando indietro, ripercorrendo il tempo passato. L’estate è, infatti, anche il tempo per rileggere quello che abbiamo vissuto, per essere poi pronti a guardare con gli occhiali giusti anche quello che ci accadrà.
Ma in tutto questo cosa c’entra il pane spezzato? Forse è proprio la chiave che ci può aiutare a riconoscere la presenza di Gesù nella nostra vita. Proprio quando le persone intorno a noi ci sono state vicine, quando ci siamo messi al servizio, quando siamo stati disponibili, quando qualcuno ci ha reso felice, quando cioè ci siamo offerti come pane spezzato per qualcuno o qualcuno lo ha fatto per noi, ecco che lì c’era il Signore.

Transetto destro. Felice Campi, I discepoli di Emmaus, affresco, 1784 (Foto dell’Inventario diocesano).

Gesto
Proviamo, quindi, a fermarci per un po’ di tempo per ripensare all’anno appena trascorso. Possiamo ascoltare la canzone Dove ho visto te di Jovanotti e immaginare che sia dedicata a Gesù: nel mondo intorno a lui Lorenzo riconosce la presenza del Signore. E noi?
Per una volta facciamo un’eccezione e prendiamo il nostro cellulare. L’invito è di scorrere le nostre foto, che sono spesso tante, cercando però di scegliere quelle in cui possiamo riconoscere la presenza di Gesù: un momento di gioia, un amico speciale, un momento difficile in cui non ci siamo sentiti soli, qualcosa di bello che ci ha commosso. Proprio lì Gesù spezzava il pane seduto alla nostra tavola. Ciascuno, scelta una foto, può mostrarla agli altri e spiegarne il motivo. Avendo in mente queste immagini forse sarà più facile riconoscerlo nelle esperienze che vivremo.


Tappa 5: IL PANE DEL DESERTO - Fecero ritorno a Gerusalemme
Pianta del Duomo di Mantova. In rosso è indicato il luogo in cui si svolge la tappa del percorso.

Es 16, 1-4; 13-16; 31
Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nella terra d'Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine».Allora il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina o no secondo la mia legge. […]
La sera le quaglie salirono e coprirono l'accampamento; al mattino c'era uno strato di rugiada intorno all'accampamento.Quando lo strato di rugiada svanì, ecco, sulla superficie del deserto c'era una cosa fine e granulosa, minuta come è la brina sulla terra.Gli Israeliti la videro e si dissero l'un l'altro: «Che cos'è?», perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: «È il pane che il Signore vi ha dato in cibo. Ecco che cosa comanda il Signore: «Raccoglietene quanto ciascuno può mangiarne, un omer a testa, secondo il numero delle persone che sono con voi. Ne prenderete ciascuno per quelli della propria tenda»». […]
La casa d'Israele lo chiamò manna. Era simile al seme del coriandolo e bianco; aveva il sapore di una focaccia con miele.

Concludiamo il nostro percorso seguendo l’immagine dei discepoli di Emmaus che, dopo aver riconosciuto Gesù, tornano a Gerusalemme, dove si trovavano riuniti i discepoli. La prima domanda che sorge spontanea è quale sia la nostra Gerusalemme. Credo che per ciascuno Gerusalemme possa rappresentare la propria casa, la vita di tutti i giorni, le persone che quotidianamente ci circondano. Dopo ogni esperienza che facciamo in estate, c’è sempre un momento in cui torniamo a casa. A volte però succede che la routine ci faccia dimenticare le belle emozioni che abbiamo provato, la sicurezza che pensavamo di avere in merito alle nostre decisioni, la forza di rimanere fedeli ai nostri impegni e valori: svanisce lentamente la memoria del nostro incontro con Gesù, il nostro sederci a tavola con Lui.
Prima di tornare a casa, quindi, fermiamoci in un’altra importante chiesa della città di Mantova, il Duomo, e in particolare in una bellissima cappella che troviamo al termine del transetto sinistro: la cappella del Santissimo Sacramento, costruita tra il 1652 e il 1664 da Alfonso Moscatelli. Negli stucchi della lunetta che troviamo sulla nostra destra, viene raffigurato un episodio dell’Antico Testamento, contenuto in un libro che racconta la liberazione da parte di Dio del popolo d’Israele dalla schiavitù in Egitto e il lungo cammino compiuto fino a giungere nella Terra Promessa: il libro dell’Esodo.
Nel lungo tragitto che il popolo d’Israele compie nel deserto, impiegherà circa quarant’anni, molte sono le fatiche che dovrà affrontare e in primo luogo, la fame. Dopo essere fuggiti dall’Egitto dove, seppur schiavi, non avevano mai sofferto per la mancanza di cibo, gli Israeliti si ritrovano in un luogo inospitale, il deserto, e maledicono Dio che li ha guidati in questa situazione. Queste le premesse per il testo che è sopra riportato e che descrive la scena nel tondo: per quarant’anni, ogni giorno, Dio manda dal cielo la manna per dare nutrimento al suo popolo.
Così anche nella nostra vita, che può rischiare di assomigliare a quel deserto in cui il popolo di Israele ha dovuto camminare, il Signore ci dona la manna: i discepoli di Emmaus tornano dagli Undici che sono simbolo delle nostre comunità. La nostra comunità è il luogo dove possiamo trarre nutrimento e fare memoria del nostro essere a tavola con Gesù. Come? Partecipando alla S. Messa della domenica, alle esperienze che ci vengono offerte (grest, campi, incontri di gruppo, servizio), ma soprattutto grazie alle persone che della comunità fanno parte e che possono essere per noi la manna della nostra vita quotidiana.

Leandro Marconi e Andrea Mones, Il dono della manna, stucco, 1784 (Foto dell’Inventario diocesano).

Gesto
Come segno del nostro impegno a rimanere seduti alla tavola di Gesù, proviamo a scrivere una lettera a una delle persone che fanno parte della nostra comunità, innanzitutto per ringraziarle del segno che sono nella nostra vita e poi per chiedere aiuto e supporto nel cammino. Possiamo rivolgerci ai nostri animatori, al don, alle suore, ma anche a qualche persona che non conosciamo bene, ma che è parte fondamentale della nostra comunità: le signore che si ritrovano a pregare tutti i giorni a Messa, i cantori, chi si occupa di cambiare le lampadine in chiesa e in oratorio, chi fa le pulizie o prepara i fiori per le celebrazioni, chi aiuta il parroco a gestire i conti della parrocchia, chi organizza gli incontri per gli anziani o gli adulti, chi si mette a disposizione per cucinare per tutti nei momenti di festa, chi visita gli ammalati e porta a loro l’Eucarestia…
Dopo aver scritto questa lettera, che ci impegniamo a consegnare personalmente al destinatario, terminiamo questa giornata con una preghiera. Possiamo usare i vespri del giorno o recitare insieme la preghiera di C.M. Martini che trovate nei download e sarebbe bello condividere anche solo una frase delle nostre lettere.

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Percorso del Pane - Orari di apertura

MUSEO DIOCESANO DI MANTOVA
Mercoledì – Domenica: 9.30 - 12.00; 15.00 - 17.30. Lunedì e Martedì, aperto solo a gruppi prenotati.

BASILICA DI SANTA BARBARA
Sabato e domenica: 10.00- 18.00.

CONCATTEDRALE DI S. ANDREA
Apertura: mattino 8.00-12.00; pomeriggio 15.00-19.00.
Messe giorni feriali: 8.00; 10.00.
Messe giorni prefestivi: 8.00; 10.00; 18.30.
Messe giorni festivi: 8.30; 10.30; 18.30.

DUOMO
Apertura: mattino 7.00-12.00; pomeriggio 15.00-19.00.
Messe giorni feriali: 7.15; 18.00.
Messe giorni prefestivi: 18.00.
Messe giorni festivi: 8.00; 10.00; 11.30; 17.00.


Percorso del Pane - Bibliografia

R. Berzaghi, S. L’Occaso, Dipinti 1630-1866, Publi Paolini Editore, Mantova, 2014.
R. Braglia, La basilica di Sant’Andrea in Mantova, Publi Paolini, Mantova, 2010.
R. Brunelli, Il duomo racconta. Santi e briganti nella cattedrale di Mantova, Tre Lune edizioni, Mantova, 2001.
P. Carpeggiani, C. Tellini Perina, Sant’Andrea in Mantova. Un tempio per la città del principe, Publi Paolini Editore, Mantova, 1987.
Il Palazzo Ducale di Mantova, a cura di G. Algeri, Sometti, Mantova, 2003.
P. Venturelli, Ori e Avori, Publi Paolini Editore, Mantova, 2012.



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