Percorsi tra Arte e Fede
Diocesi di Mantova
Il percorso del viaggio
“Appena cominciò a soffiare un leggero scirocco, ritenendo di poter realizzare il progetto, levarono le ancore” (At 27,13). Cartina in mano, zaino in spalla...è tempo di partire! Le opere della Concattedrale di S. Andrea, della Chiesa di San Barnaba e del Duomo sono le bussole che ci orientano alla scoperta di cosa significa essere in viaggio: sognatori, stranieri, ospiti, viaggianti. Ad accompagnare il cammino, una cartolina servirà a tenere memoria dell’esperienza vissuta.

DESTINATARI: Ragazzi dai 10 ai 15 anni.

LUOGHI DI VISITA: Concattedrale di S. Andrea, Chiesa di San Barnaba e Duomo, Mantova.

TEMPO STIMATO: Due ore.

MATERIALE: Cellulare, auricolari, la cartolina del percorso, le immagini delle quattro opere, colla e forbici (i files pronti per la stampa sono disponibili nei download).


Percorso a cura di Agnese Costa

Si parte!
Pianta della città di Mantova. In azzurro sono indicati i quattro luoghi dove si svolgono le tappe del percorso, i numeri si riferiscono all’ordine.

Zaino, merenda, borraccia, cappello…siamo pronti per partire! Oggi ci aspetta una bella avventura, è tempo di mettersi in viaggio. Non sappiamo bene quale sia la meta, cosa scopriremo durante il tragitto. Prima di levare le ancore, dobbiamo però preparare il nostro equipaggiamento.
Per prima cosa costruiamo una sacca da viaggio. Possiamo usare una busta di plastica trasparente e un po’ di spago per creare una tasca da appendere al collo. Al suo interno dobbiamo mettere un paio di forbici, la colla, una biro, le immagini delle opere che andremo a scoprire e la carta d’imbarco: una cartolina che ci accompagnerà in tutte le tappe del cammino e che useremo per conservare i ricordi del viaggio. Mentre ci prepariamo, pensiamo a una parola che rappresenti ciò che ci aspettiamo da questa avventura...il viaggio, infatti, parte proprio da casa. Attendere, immaginare, avere preoccupazioni, essere entusiasti oppure svogliati, progettare, parlarne con gli amici: questo significa che ci stiamo mettendo in movimento!


Tappa 1: ESSERE SOGNATORI - “Ed ecco, la stella […] li precedeva” (Mt 2,9)
Pianta della Concattedrale di Sant’Andrea. In rosso sono indicati i luoghi in cui svolgono le prime due tappe del percorso.

Mt 2,1-2; 9-11
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».
Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

Il nostro viaggio parte dalla chiesa di S. Andrea, una delle più importanti della nostra città. Lo possiamo dedurre dalle sue dimensioni e anche dalle splendide decorazioni che ricoprono le pareti e la volta. Questo edificio sorge nel luogo in cui si narra che Longino, centurione romano presente ai piedi della croce, avesse sepolto due calici contenti della terra intrisa del sangue di Cristo. Il ritrovamento della reliquia, nell’anno 804, segna una svolta per la storia di Mantova che diventa meta di numerosi pellegrini, assumendo un ruolo di rilievo per l’epoca.
Molte sono le storie raccontate dagli affreschi che osserviamo guardandoci intorno, ma concentriamo la nostra attenzione sulla scena che troviamo nella parete di sinistra della quarta cappella che si apre sul lato sinistro della navata. Incontriamo qui alcuni personaggi particolari, che giungono da molto lontano (lo capiamo non solo dal colore della pelle, dagli strani vestiti e copricapi, ma anche dai cammelli sullo sfondo che non sono tipici del territorio mantovano) e che sono guidati da una stella apparsa nel cielo. Per quella stella, abbandonano tutto e si mettono in viaggio verso una terra sconosciuta. Forse anche a noi è capitato di vedere apparire nel cielo della nostra vita una stella: un sogno che custodiamo, una passione che ci muove, un desiderio che coltiviamo per il futuro, ciò che vorremmo diventare da grandi. Per mettersi in viaggio serve avere dei sogni! Essi ci muovono, ci spingono ad affrontare le difficoltà, a gioire delle mete raggiunte, a fare anche un po’ di fatica.
I Magi sono dei sognatori, non hanno paura di compiere il loro viaggio. La stella che li conduce non solo indica a loro la strada da percorrere, ma li accompagna a incontrare Gesù. Questo incontro riempie il loro cuore di gioia, trovano la meta del loro cammino. Forse è proprio dietro ai nostri sogni più grandi e belli che troviamo il progetto che Dio ha per noi, il significato del viaggio che compiamo ogni giorno.

Lorenzo Costa il Giovane, L’adorazione dei Magi, olio su muro, 1565 circa.

Gesto
Ascoltiamo ora due canzoni. La prima è Parole in circolo di Marco Mengoni, la seconda è La linea d’ombra di Jovanotti. Mentre ascoltiamo, possiamo leggere il testo e scegliere una frase che rappresenti come ci sentiamo oggi. Abbiamo un sogno? Ci sono delle passioni che ci muovono? Crediamo in qualcosa? Siamo confusi? Stiamo cercando quale sia la nostra stella?
Dopo aver scelto la frase, la scriviamo nel primo riquadro della nostra cartolina e la condividiamo con gli altri. Terminato questo momento, scegliamo un dettaglio dell’affresco che possa ricordarci questa frase, lo ritagliamo e lo incolliamo sul fronte della cartolina.


Tappa 2: ​ESSERE STRANIERI - “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?” (Gv 4,9)
Giorgio Anselmi, La samaritana, affresco, 1784

Gv 4,5-9
Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.

Proseguiamo il nostro cammino inoltrandoci lungo la navata della chiesa. Ci dirigiamo nel transetto di sinistra e qui, nel primo affresco che troviamo sulla parete sinistra, osserviamo una scena particolare: Gesù è seduto a parlare con una donna che ai suoi piedi ha un’anfora. Possiamo immedesimarci nella situazione immaginando di essere uno dei personaggi che si vedono sullo sfondo. Cosa penseremmo di quello che vediamo? Ci sembra una conversazione strana? Notiamo qualche dettaglio particolare?
Ora possiamo leggere il brano del Vangelo di Giovanni che racconta l’episodio raffigurato dal pittore Giorgio Anselmi nell’ultimo quarto del XVIII secolo (tutta la chiesa, infatti, è decorata con affreschi riquadrati come questo e in ognuno è rappresentato un episodio della vita di Gesù). Qualunque sia stata la nostra impressione, al tempo di Gesù una conversazione come quella riprodotta nell’affresco era inusuale poiché la donna, che si era recata al pozzo per attingere acqua, era Samaritana, mentre Gesù era Giudeo. I Samaritani erano considerati stranieri, impuri e anche solo rivolgere loro la parola era un atto scandaloso.
Quante volte anche a noi, durante le nostre giornate, è capitato di sentirci stranieri? Non sempre per essere stranieri bisogna parlare un’altra lingua o avere un differente colore della pelle. Spesso ci sentiamo stranieri perché vestiamo in maniera diversa o pensiamo di essere brutti, perché andiamo in chiesa mentre molti nostri amici ritengono sia una cosa da sfigati, perché non siamo capaci di fare qualcosa bene come gli altri, perché veniamo esclusi o presi in giro, perché avvertiamo di essere diversi. Probabilmente ci è anche capitato di far sentire gli altri degli stranieri: quando abbiamo evitato qualcuno, quando lo abbiamo schernito od offeso, quando ci siamo fermati a giudicare l’altro in base a dei pregiudizi o a quello che pensano tutti, senza conoscerlo davvero.
Gesù, con una sola frase, supera la diffidenza e la paura e la donna smette di essere solo “una straniera” e diventa “una persona”.

Charlie Brown

Gesto
Tocca a noi adesso rappresentare l’affresco che abbiamo appena osservato. Ci dividiamo in piccoli gruppi e proviamo a pensare ad una situazione in cui ci siamo sentiti o abbiamo fatto sentire qualcuno straniero (possiamo pensare, ad esempio, alle giornate del grest che abbiamo vissuto). Per aiutarci possiamo guardare il video che è disponibile nei download: si tratta di una scena di Freedom Writers, un film che racconta la storia di una classe di ragazzi che sono considerati da tutti i “casi problematici” della scuola e che, grazie alla loro insegnante, riscoprono il proprio valore.
Quando abbiamo pensato all’episodio, ciascun gruppo prova a metterlo in scena davanti agli altri, ipotizzando anche come sarebbe stato possibile superare il sentirsi straniero attraverso un’azione, un gesto, una frase. Terminate tutte le scenette, come nella tappa precedente, ognuno sceglie una parola da scrivere sul retro della cartolina e il dettaglio dell’affresco da incollare sul fronte.

ELEMENTI CORRELATI

Tappa 3: ESSERE OSPITI - “Voi stessi date loro da mangiare” (Mc 6,37)
Chiesa di San Barnaba. Vista della controfacciata dal presbiterio.


Mc 6, 34-44
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull'erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

Il nostro viaggio continua attraverso le vie di Mantova per raggiungere la chiesa di San Barnaba. L’origine di questo edificio è molto antica, anche se il valore storico che ebbe per la città è legato all’Ordine dei Servi di Maria, ai quali fu affidata nel 1396, che qui costruì un importante convento. L’opera che ci interessa fu trasferita in San Barnaba solo nel 1784, anche se il pittore Lorenzo Costa il Giovane (lo stesso che dipinse L’adorazione dei Magi in Sant’Andrea) la realizzò alla fine del Cinquecento. Per vederla è necessario inoltrarsi nella navata e girarsi verso la parete d’ingresso: sopra la bussola è appesa la grande tela che, per adattarsi allo spazio in cui è stata collocata, fu integrata dal pavese Antonio Brunetti con il dettaglio dell’albero sulla sinistra.
Nella scena, uno dei discepoli porge a Gesù un piatto con due pesci e alcune pagnotte e, intorno, molte sono le persone raffigurate. I discepoli, infatti, avevano richiamato Gesù dicendo che era tempo di congedare la folla riunita per permettere a tutti di procurarsi il cibo. La risposta di Gesù, però, è spiazzante: Egli, con una semplice frase, incarica loro stessi di mettersi al servizio delle necessità degli altri, non demandando il compito ma assumendosi in prima persona questa responsabilità. Sicuramente anche a noi è capitato di avvertire il bisogno di coloro che vivono intorno a noi e di pensare che non fosse una nostra responsabilità dare risposta a questa necessità. Invece, tocca proprio a noi farci carico di chi ci sta intorno e dei suoi bisogni, tocca a noi essere ospiti, ospitare le necessità degli altri donandoci e facendoli sentire accolti, curati, consolati. Solo mettendoci in gioco completamente, anche se quello che abbiamo è poco, due pesci e cinque pani, la nostra accoglienza è moltiplicata e tutti possono saziarsi. Succede così anche nell’esperienza del grest. In tutti i momenti della giornata qualcuno richiede la nostra attenzione, il nostro sostegno, aiuto, vicinanza. Essere ospiti è per prima cosa saper ascoltare queste voci che, spesso, non urlano ma sussurrano e provare a dare loro una risposta, attraverso i nostri gesti, sguardi, azioni, parole.

Lorenzo Costa il Giovane, La moltiplicazione dei pani e dei pesci, olio su tela, ultimi anni del XVI secolo.

Gesto
Per giungere alla prossima tappa ci incamminiamo a coppie, distanziate le une dalle altre. Insieme proviamo a pensare a quali sono i nostri due pesci e cinque pani che possiamo offrire per far sentire chi ci vive accanto ospitato, accolto. Possiamo sottolineare un aspetto del nostro carattere, una qualità, un talento. Nella prima parte del tragitto ciascuno può pensare alla propria situazione e condividerla con l’altro. Nella seconda parte, invece, si può provare a descrivere la caratteristica dell’altro, magari raccontando un episodio in cui ci siamo sentiti accolti da lui durante il grest.
Prima di entrare in Duomo, sede della prossima tappa, ogni coppia può leggere il brano del libro di David Grossman Qualcuno con cui correre in cui si racconta il rapporto di Tamar e Assaf e come essi siano stati ospite l’uno per l’altra. Dopo la lettura, ognuno scrive nel retro della cartolina una dedica all’altra persona e insieme si decide il dettaglio della tela con La moltiplicazione dei pani e dei pesci da incollare sul fronte.

ELEMENTI CORRELATI

Tappa 4: ESSERE VIAGGIANTI - “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini” (Mt 4,19)
Pianta del Duomo. In rosso è indicato il luogo in cui si svolge la tappa del percorso.

Mt 4, 18-20
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Il nostro viaggio volge al termine; ci troviamo ora davanti all’ingresso del Duomo di Mantova. Siamo giunti qui camminando insieme e abbiamo sperimentato cosa significa essere ospiti e ospitare l’altro nel tragitto della nostra vita. Per scoprire cosa ci riserva l’ultima tappa dobbiamo varcare la soglia, percorrere l’intera navata e dirigerci verso la grande cappella che si apre nel transetto sinistro: la cappella del Santissimo Sacramento, realizzata da Alfonso Moscatelli tra il 1652 e il 1664. Sopra l’altare è collocata una tela di Felice Campi che raffigura una scena molto nota: Gesù, passando lungo il mare di Galilea, chiama Pietro e Andrea, che erano pescatori, e li invita a seguirlo.
Interessante è notare che il titolo del quadro sia La vocazione degli apostoli Pietro e Andrea. Il termine vocazione, infatti, porta con sé l’idea di una scelta di vita, della scoperta del ruolo che ciascuno ha nel mondo, del progetto che Dio ha per noi. In realtà, vocazione significa chiamata. Tutti noi siamo chiamati da Dio, siamo chiamati a diventare il meglio che possiamo essere, a mettere a frutto i tanti talenti che, spesso, preferiamo tenere per noi, nascosti, perché è più comodo e costa meno fatica. Tutta la nostra vita è un insieme di piccole e grandi chiamate: siamo chiamati a essere figli, fratelli o sorelle, nipoti, a essere buoni amici, a impegnarci nel nostro compito di alunni, a dare del nostro meglio in uno sport o nella musica, ad assumerci delle responsabilità, a compiere delle scelte. Probabilmente anche per Pietro e Andrea, sarebbe stato più semplice rimanere pescatori, così come avevano sempre fatto. La chiamata di Gesù, infatti, chiede a loro di lasciare tutto e di rimettersi in viaggio. Gesù ci chiede di essere viaggianti, di non sederci sulle nostre comodità, ma di metterci in cammino, di cercare, di scoprire, certi che Qualcuno ha pensato per noi una strada per essere felici.

Felice Campi, La vocazione degli apostoli Pietro e Andrea, olio su tela, fine XVIII secolo.


Gesto
Ciascuno di noi, ora, può scegliere il posto che preferisce in questa cappella e rimanere un momento da solo, in silenzio. Proviamo a lasciare fuori tutti i pensieri che sicuramente affollano la nostra mente, ci concentriamo sul nostro respiro, ci mettiamo in ascolto. Quando ci sentiamo pronti, possiamo leggere la lettera che troviamo nei download, immaginando che sia Gesù a scrivere, rivolgendosi a ciascuno di noi. Possiamo osservare il quadro con Pietro e Andrea, provare a immaginare i loro sentimenti, la fatica della pesca, l’incontro con Gesù, la difficoltà di rispondere alla sua chiamata, i dubbi, le paure. Cosa avremmo detto? Cosa avremmo chiesto?
Prima di concludere insieme, scriviamo una breve preghiera sul retro della nostra cartolina. Potremmo immaginare di rispondere alla lettera che Gesù ci ha scritto. Scegliamo anche il dettaglio del quadro e lo incolliamo sul fronte. Radunati insieme, condividiamo le preghiere e concludiamo con il canto Vieni e seguimi (troviamo anche il video nei download).


Percorso del viaggio - Orari di apertura

CHIESA DI SAN BARNABA
Apertura: mattino 8.00-12.00; pomeriggio 15.00-18.00.

CONCATTEDRALE DI S. ANDREA
Apertura: mattino 8.00-12.00; pomeriggio 15.00-19.00.
Messe giorni feriali: 8.00; 10.00.
Messe giorni prefestivi: 8.00; 10.00; 18.30.
Messe giorni festivi: 8.30; 10.30; 18.30.

DUOMO
Apertura: mattino 7.00-12.00; pomeriggio 15.00-19.00.
Messe giorni feriali: 7.15; 18.00.
Messe giorni prefestivi: 18.00.
Messe giorni festivi: 8.00; 10.00; 11.30; 17.00.


Percorso del Viaggio - Bibliografia

R. Braglia, La basilica di Sant’Andrea in Mantova, Publi Paolini, Mantova, 2010.
R. Brunelli, Il duomo racconta. Santi e briganti nella cattedrale di Mantova, Tre Lune edizioni, Mantova, 2001.
P. Carpeggiani, C. Tellini Perina, Sant’Andrea in Mantova. Un tempio per la città del principe, Publi Paolini Editore, Mantova, 1987.
M. Pinfari, R. Signorini, La chiesa di San Barnaba in Mantova, Sometti, Mantova, 2005.



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